Custode dell’originale: Institut de France, Parigi (Francia) – Manoscritto B, foglio 80r/88v (studi correlati anche nel Codice sul volo degli uccelli, Biblioteca Reale di Torino).

L’ornitottero (dalle parole greche órnis/órnithos, “uccello”, e pterón, “ala”) è una delle invenzioni più iconiche di Leonardo da Vinci e rappresenta la sintesi della sua ossessione per il volo umano.

Dettagli del bene: I famosi disegni della Vite Aerea (f. 83v) e degli studi sull’Ornitottero (macchina volante a ali battenti, f. 80r / 88v) si trovano all’interno del Manoscritto B (Manuscrit B di Leonardo). (Nota: Ulteriori studi sull’ornitottero e il volo si trovano anche nel Codice Atlantico e nel Codice sul volo degli uccelli alla Biblioteca Reale di Torino).

La macchina volante ad ali battenti con cui Leonardo tentò di realizzare il sogno più grande dell’umanità: imitare il volo degli uccelli attraverso la forza e l’ingegno umano.

Tra il 1485 e il 1490, Leonardo si dedicò a un’ossessiva osservazione dell’anatomia degli uccelli, convinto che la meccanica del volo fosse perfettamente replicabile dall’uomo. L’Ornitottero posizionava il pilota al centro della struttura (disteso o in piedi), il quale azionava le grandi ali snodabili mediante staffe per i piedi, carrucole e leve manuali. La macchina utilizzava un raffinato sistema di tiranti che riproduceva il movimento di flessione ed estensione dei muscoli pettorali degli uccelli. Gli studi sull’ornitottero segnano la transizione di Leonardo dal volo puramente meccanico all’analisi scientifica dell’aerodinamica e delle correnti d’aria.

Contesto Storico e Fasi di Studio

L’interesse di Leonardo per il volo si sviluppò in due fasi principali della sua vita:

  1. Prima fase (1485–1490 circa): Il volo battente. Durante il primo soggiorno a Milano, Leonardo studiò macchine in cui l’uomo doveva muovere attivamente le ali tramite la forza muscolare. I disegni di questa fase si trovano principalmente nel Manoscritto B (conservato all’Institut de France di Parigi) e nel Codice Atlantico.

  2. Seconda fase (1503–1506 circa): Il volo planato. Nel Codice sul volo degli uccelli (custodito alla Biblioteca Reale di Torino), Leonardo capì i limiti della forza umana e si concentrò sulle correnti d’aria e sulle strutture ad ala fissa (gli odierni deltaplani).

Struttura e Funzionamento Meccanico

Leonardo progettò diverse varianti di ornitottero, sia in posizione orizzontale (sdraiato) che verticale (in piedi):

Ali = Ispirate all’anatomia dei pipistrelli (membrana continua di tela cerata sostenuta da stecche di legno resinoso e snodi) anziché a quelle degli uccelli con piume, giudicate meno efficienti da replicare.

Propulsione = L’ingranaggio sfruttava la forza di braccia e gambe del pilota tramite pedali, staffe, carrucole e leve a vite senza fine.

Punti di snodo = Le ali non erano rigide: si piegavano durante la salita per offrire meno resistenza all’aria e si distendevano nella spinta verso il basso.

Timone = Un meccanismo collegato alla testa o al collo del pilota muoveva una coda per controllare la direzione e la stabilizzazione.

Il “Nodo” Impossibile: Perché non poteva volare?

Sebbene la meccanica fosse straordinariamente complessa e curata nei minimi dettagli, la macchina non avrebbe mai potuto alzarsi da terra per due ragioni fondamentali:

  • Rapporto potenza/peso inadeguato: I muscoli umani non sono abbastanza forti per generare la spinta necessaria a sollevare il peso del corpo umano unitamente a quello della struttura in legno e cavi. Gli uccelli possiedono muscoli pettorali estremamente sviluppati in proporzione al loro peso corporeo.

  • Mancanza di una fonte di energia esterna: Il principio del volo battente meccanico avrebbe avuto bisogno di un motore a combustione o elettrico, sviluppato soltanto secoli dopo.

Il Presunto Esperimento sul Monte Ceceri

Una celebre leggenda narra che Leonardo abbia provato a testare una delle sue macchine da volo attorno al 1506 dal Monte Ceceri, vicino a Fiesole (Firenze).

Secondo il racconto popolare, il suo collaboratore o discepolo Tommaso Masini (detto Zoroastro da Peretola) si sarebbe lanciato con il dispositivo, rompendosi una gamba ma sopravvivendo. Sebbene non vi siano prove storiche certe della prova riuscita, l’episodio testimonia quanto l’idea del volo avesse catturato l’immaginazione dei contemporanei di Leonardo.